Di Dott. Manrico Guerra

Presid. Sezione di Parma Associazione Medici per l’Ambiente ISDE INternational

Risposta alla Barilla s.p.a.

Nella nota la risposta del Dott. Manrico Guerra (Presidente sezione Parma dei Medici per l’Ambiente) alle affermazioni della Barilla, che in questi giorni si è dichiarata soddisfatta che l’inceneritore proposto per Parma non presenta rischi (http://www.facebook.com/profile.php?id=801467707#!/note.php?note_id=342141978409&id=11503325699&ref=mf)

“Mi permetto di replicare alla posizione della Barilla sulla questione inceneritore. In primo luogo ricordo che i limiti emissivi dichiarati nel progetto, se pur vero come riportato saranno al di sotto dei limiti di legge, sono condizione necessaria per l’autorizzazione ambientale ma non sufficiente a tranquillizzare gli animi!

In realtà restano una mera “dichiarazione di intenti”, nel senso che non avrebbero potuto fare altrimenti. Diverso sarà quello che succederà durante la messa in funzione dell’impianto, perchè così è stato e sarà sempre.

I limiti vengono tranquillamente superati, anche negli inceneritori moderni, e inoltre i controlli fatti in continuo riguarderanno solo alcuni tossici, ma non ad esempio le diossine, che non si possono monitorare in continuo, ma che sicuramente saranno prodotte andandosi ad accumulare sul territorio provinciale.

Riporto ad esempio uno studio ancora valido del 1998: De Fre and Wevers(1998) De Fre and Wevers compared 6 hour testing for dioxins with 2 week testing (on same incinerator).They found 30-50 times higher concentration (mass divided by total volume of flue gas) in the 2 week test compared to 6 hour test. Reason: 2 week test picks up upset conditions as well as start up and shut down.

Bisogna poi dire che i controlli (quelli più completi che per legge si faranno solo due volte all’anno) vengono poi studiati escludendo le fasi più critiche dell’attività di questi impianti (accensione e spegnimento, et) come si evince dal rapporto ARPA sull’inceneritore di Forlì che le riporto (RELAZIONE DI ARPA (prot. prov. 57471) del 22/07/2004 allegata alla procedura di VIA) dove si legge: “ I limiti di emissione imposti dalla normativa vigente sono stati sempre ampiamente rispettati: i flussi di massa relativi sono riportati nelle tabelle allegate, frutto della elaborazione dei dati forniti da HERA e decurtati di tutte le anomalie riscontrate durante il normale funzionamento delle due linee (accensioni, spegnimenti, incidenti ecc…)”.

Possono legittimamente i cittadini, e anche le aziende, sentirsi tranquilli quando trovano scritto quanto sopra? Esistono già dei limiti di legge che obbligano le amministrazioni locali a interventi per migliorare la qualità dell’aria. Tale regola è annualmente infranta, essendoci superamenti costanti del numero di sforamenti di PM10, ad esempio, che posso essere tollerati in un anno. Eppure cosa succede dopo tali controlli? Nulla, nessuno ha responsabilità, nessuno paga per il danno sanitario che i cittadini subiscono per le cattive condizioni della qualità dell’aria che respirano.

Ricordo, inoltre, che i limiti di legge sono un mero compromesso fra necessità del settore industriale e la scienza, perchè, come è noto, sostanze come le PM10, il benzene, le diossine e i metalli pesanti non hanno effetto soglia per creare i loro danni, cioè basta anche la presenza di una sola molecola nell’ambiente per determinare possibili rischi alla popolazione esposta.

I dati di letteratura e la storia dell’uomo sono pieni di questi esempi e della necessità ogni volta di alzare i limiti di legge per poter continuare ad utilizzare i prodotti (vedasi la storia dell’atrazina nell’acqua, il cui limite è stato rialzato più volte in questi anni ma che studi scientifici hanno dimostrato avere un effetto di distruttore endocrino a valori 30.000 volte inferiori a quelli autorizzati per la potabilizzazione delle acque).

Ricordo anche che i limiti di legge sono sempre valutati per possibili danni sull’organismo adulto ma mai sui bambini, che hanno suscettibilià alle sostanze estremamente diversa da quella degli adulti. Questo per dire che non è tanto la dose che fa il veleno ma il momento in cui (nella vita di un individuo) si propina tale veleno.

Quanto ai controlli Monitorem, questi si basano su valutazione di dati forniti direttamente dal gestore degli impianti, il che non ci lascia per niente tranquilli (vedi rapporto Arpa di cui sopra). Il Moniter poi è uno studio iniziato circa un anno e mezzo fa per valutare i danni sanitari sulle popolazioni esposte residenti nelle vicinanze di inceneritori della Regione Emilia Romagna, voluto dalla Regione proprio in conseguenza dell’allarme lanciato da noi medici, anche a livello internazionale. Sarebbe stato più opportuno dare tutto in mano ad un organismo di controllo indipendente.

Riguardo alla popolazione di controllo che vive in prossimità dell’impianto e che sarà studiata per i possibili effetti da esposizioni a tossici ambientali prodotti dall’impianto, possiamo con sicurezza affermare che quando si troveranno i danni prodotti dall’esposizione saranno passati ragionevolmente 20-25 anni (tale è il tempo per lo sviluppo di patologie croniche associate all’esposizione di tossici ambientali cancerogeni) pertanto un intervallo di tempo che non è eticamente accettabile nè tanto meno lo è fare un tale studio sulla popolazione esposta e poi vedere che cosa succederà. Studi del genere per valutare efficacia di farmaci o terapie in generale sapendo che una terapia può far male, non vengono minimamente accettati dai comitati etici. Perchè dovrebbe essere accettato questo?

Per ultimo faccio una considerazione assolutamente non “scientifica”. Ma la Barilla ha valutato il danno d’immagine che avrà? Il forno della Laterlite vicino allo stabilimento di Rubbiano, la presenza di una centrale turbogas in casa e un mega inceneritore nelle immediate vicinanze dello stabilimento di Parma, situazione ben visibile dall’autostrada, tutto ciò vi lascia del tutto indifferenti? Quanti investimenti pubblicitari dovrà mettere in atto Barilla per mantenere l’immagine di azienda che rappresenta la cura dell’ambiente mentre è rimasta sorda agli appelli di scienziati, comitati e semplici cittadini per esortarla a impegnarsi per la propria comunità sul delicato tema della sostenibilità?