Frank Fenner non vede alcun futuro per gli esseri umani
Sintesi e traduzione: Tanja Pasini
Fonte: http://www.theaustralian.com.au/
Frank Fenner non partecipa alle scaramucce sul cambiamento climatico. Per lui il riscaldamento globale è già evidente. La nostra sorte è segnata.
“Stiamo per estinguerci”, sostiene l’eminente scienziato. “Qualunque cosa facciamo, è stroppo tardi”.
Fenner è un’autorità nel campo delle estinzioni. Il professore emerito in microbiologia all’Università Nazionale Australiana ha contribuito ampiamente all’estinzione di una specie: la variola, il virus del vaiolo. E il suo lavoro al virus della mixomatosi ha contribuito a ridurre la piaga dei conigli selvatici in Australia negli anni 1950.
I commenti riguardo l’estinzione dell’uomo li ha fatti in un’intervista rilasciata nella sua casa in un verde sobborgo di Canberra. Oggi, all’età di 95 anni, concede poche interviste. Ma fino a poco tempo fa andava a lavorare ogni giorno alla scuola universitaria John Curtin School of Medical Research, che ha diretto dal 1967 al 1973. Ha ricevuto numerosi premi e onorificenze e ha pubblicato centinaia di documenti scientifici e scritto, da solo o a più mani, 22 libri.
Fenner è molto contento del fatto che dopo 44 anni dalla prima pubblicazione il suo libro sulla mixomatosi è stato ripubblicato dalla Cambridge University Press, ma anche un po’ deluso di non averlo potuto aggiornare con la ricerca che conferma la resistenza sviluppata dai conigli selvatici all’agente di controllo biologico.
Questa ricerca dimostra che oggi muoiono meno conigli selvatici a causa della mixomatosi che non conigli da laboratorio che non hanno mai contratto il virus. Secondo Fenner, i conigli selvatici avrebbero subito una mutazione, un cambio nella loro evoluzione.
La sua profonda comprensione dell’evoluzione deriva dagli studi di ogni ordine, dal livello molecolare a quello dell’ecosistema e a quello planetario.
La sua ricerca nel campo della virologia lo portò anche allo studio dell’epidemiologia e delle dinamiche delle popolazioni, e presto cominciò a considerare le specie (inclusa la nostra) nel loro contesto ecologico. La sua prospettiva biologica è anche geologica.
Pubblicò i suoi primi scritti sull’ambiente nei primi anni 1970, quando l’impatto dell’uomo stava emergendo come un grande problema.
Fenner afferma che la Terra è entrata nell’era antropocenica. Nonostante quest’era non sia un’epoca ufficiale sulla scala dei tempi geologici, il termine Antropocene sta entrando nella terminologia scientifica. Esso comprende il periodo dall’industrializzazione, quando le attività della nostra specie iniziarono a fare concorrenza all’impatto causato dalle ere glaciali e dagli impatti delle comete.
Secondo Fenner, il vero problema sarebbe l’esplosione della popolazione e il consumo sfrenato.
Il numero di homo sapiens quest’anno arriverà a oltre 6,9 miliardi secondo l’ONU. Visti i ritardi nell’implementare misure volte alla riduzione dei gas serra, Fenner è pessimista.
“Avremo lo stesso destino delle popolazioni sull’Isola di Pasqua”, afferma. “Il cambiamento climatico è solo all’inizio. Ma si stanno già verificando notevoli cambiamenti del tempo. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per 40 o 50mila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il riscaldamento globale, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni.
L’homo sapiens si estinguerà, forse tra 100 anni”, prosegue. “E sarà così per molti altri animali. È una situazione irreversibile, penso che sia troppo tardi. Cerco di non manifestarlo perché la gente sta tentando di fare qualcosa, ma continua a rimandare. La mitigazione rallenterebbe il processo un po’, ma ci sono già troppe persone sulla terra.”
Questa opinione viene condivisa da alcuni scienziati, ma affossata dalla diatriba tra scettici e sostenitori del cambiamento climatico. Stephen Boyden, professore dell’Università Nazionale Australiana in pensione e amico di Fenner da molti anni, dichiara che vi è molto pessimismo tra gli ecologisti, ma altri sono più ottimisti.
“Frank può aver ragione, ma alcuni di noi sperano ancora che presto si prenda consapevolezza della situazione e quindi si mettano in atto i cambiamenti per raggiungere la sostenibilità ambientale”, dice Boyden, uno studioso di immunologia ed ecologia umana. “È qui che Frank e io abbiamo un’opinione diversa. Ci rendiamo entrambi conto della serietà della situazione, ma non accetto che debba essere necessariamente troppo tardi. Finché c’è un lume di speranza, vale la pena lavorare alla soluzione del problema. Abbiamo le conoscenze scientifiche per farlo, però non abbiamo la volontà politica”.
Fenner aprirà un convegno sull’ambiente all’Australian Academy of Science a Canberra la settimana prossima, che fa parte di una serie di conferenze volte a fare da ponte tra scienza e politica ambientale.
Nel 1980 Fenner ebbe l’onore di annunciare lo sradicamento globale del vaiolo all’Assemblea Mondiale della Salute dell’ONU. Trent’anni dopo contempla il caos della propria specie sull’orlo di un’estinzione di massa.
“Con la popolazione che continua ad aumentare a raggiungere i sette, otto o nove miliardi di individui, vi saranno moltissime guerre per il cibo. I nipoti della generazione odierna dovranno affrontare un mondo molto, molto più duro”.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da redazione il giugno 21, 2010 alle 2:10 am, ed è archiviato come Ambientalismo. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

