di Daniele Bortolotti

Profluvi di articoli sono stati scritti dalla stampa italiana in seguito al massacro operato dall’esercito israeliano sulla Freedom Flotilla ferma in acque internazionali. Il riecheggio di quegli spari, di quelle urla metaforicamente giunge alle orecchie, agli occhi di chi legge l’editoriale firmato da Vittorio Feltri (membro del partito dell’amore) sul giornale da lui diretto. Il titolo provocatorio recita cosi: “ISRAELE HA FATTO BENE A SPARARE”, giustificando il fatto che le navi prese di mira dal fuoco ebreo erano covi di terroristi atte a trasportare armi destinate ad Hamas. Tutto il suo esposto (l’editoriale) è sentenzioso, come se un’indagine “imparziale” avesse già stabilito responsabilità tutte a carico di coloro che filantropicamente si profondono nell’aiuto di coloro che non hanno più niente se non la consapevolezza piena di esser schiavi nell’inferno in cui è stato loro imposto vivere.

Nel leggere l’articolo in questione mi chiedo quale forma mentis dirige la mano di tal personaggio (Feltri) nell’esporre giudizi fondati su quel che ancora non sa a livello di comparazione di più fonti. Ma è ovvio che attinge da comunicati stampa per eccellenza “obbiettivi”, quali sono quelli militari. Noi, che ci dissociamo da questo tipo di giornalismo servile, sappiamo già in anticipo – essendo precognitivi – che ogni indagine atta alla ricerca della “verità” rispecchierà quanto già anticipato sul giornale. Uno pseudo-giornalismo che cavalca inesorabile la legge del più forte, sapendo che il popolo palestinese è un cavallo su cui non puntare, dato che questo genere d’equino è in via d’estinzione stipato in una macelleria di nome GAZA.

Feltri appoggia ideologie autoritarie destrorse di stampo fascista (non che il comunismo distorto abbia fatto meglio). Sono regimi autoritari che all’antitesi s’incontrano nel perseguire un solo scopo: controllo delle masse, perdita dell’individualità e spersonalizzazione dell’uomo, onde averne il controllo e il consenso. Per come giustifica le sue provocazioni appare un individuo (dividuo) che tratta le sue argomentazioni senza un minimo d’obiettività, convinto com’è delle ragioni che espone. Come se fosse depositario di rivelazioni che dimostrano la verità dei fatti. Avrà anche un background storico-culturale degli avvenimenti passati e presenti, ma si evince, da come li espone, che sono a livello unidirezionale, basati esclusivamente sul pregiudizio storico-ideologico in cui si è formato e attraverso il quale è cresciuto, senza il neppur minimo tentativo di conoscere, comparare e confrontare gli aspetti che determinano situazioni presenti e anche passate. Il suo modus operandi, la sua forma mentis, oltre a essere in linea con la legge del più forte, sono in linea parallela con la direzione del percorso tracciato da chi indossa i paraocchi. O non possiede lo spirito critico, oppure l’orgoglio, che tutti noi accomuna, gli si è sviluppato a tal punto da esserne posseduto senza poterlo controllare.

Ritorniamo all’ennesima carneficina politico-militare israeliana, sionista totalitarista, promossa alla fine del 19° secolo da Theodor Herzl e avallata successivamente dalla Dichiarazione Balfour, in connivenza con lo stato britannico, statunitense, francese, ecc. che spinsero una forzata emigrazione di ebrei verso la Palestina, tentando la nascita del nuovo stato ebraico, sancita poi nel 1948 sotto la spinta di retaggi culturali irrazionali mossi da promesse bibliche, nei confronti di persone pacifiche mosse da scopi umanitari, e indifese – cioè non dotate degli stessi equipaggiamenti di morte in dotazione alle forze speciali israeliane, come fucili automatici, mitragliette, pistole, granate, coltelli seghettati, mitragliatori pesanti installati sugli elicotteri da combattimento e altro, bensì dotati di idranti, bastoni e magari pure qualche coltello-. Ma difronte a corpi militari speciali pronti ad uccidere vien da compatire gli attivisti dei soccorsi umanitari per i mezzi utilizzati nella loro difesa, sapendo pure che tali psicopatici (militari) uccidono anche in presenza di unghie lasciate crescere scambiandole per armi d’offesa. La carneficina compiuta palesa la sproporzione dell’uso della forza anche difronte a un atto di difesa compiuto dall’equipaggio della Flotilla, e i tristi risultati sono eloquenti: 7 militari feriti (non sapremo mai l’entità dei danni) a differenza di 20 morti più 130 feriti, dei quali alcuni molti gravi. Le testimonianze dei sopravvissuti all’aggressione raccontano univocamente e non coordinati la verità dell’aggressione nazista, premeditata, estremamente intimidatoria da parte di questi AUTOMI. Non si può che condannare aspramente e con tanta rabbia in corpo il solito modus operandi di questa politica volta all’annientamento del popolo palestinese (con caratteristiche semitiche identiche a loro, essendo molti originari della medesima area geografica). Duri con i deboli e deboli con i forti. Ricordo che la Palestina dal 1948 a oggi ha subito un esproprio geografico a favore del nuovo ed illegale stato israeliano pari a circa l’80% determinando esodi di poverissima gente verso i paesi confinanti e che ancora a tutt’oggi generazioni,  figli di coloro che furono espulsi vivono ancora in campi di raccolta come profughi. Si vada a vedere come prima del 1948 bande terroristiche sionistico giudaiche – il movimento di liberazione Irgun, la banda Stern guidata da Ytzhak Shamir, futuro primo ministro israeliano, e altre guidate da coloro che succedettero a Shamir oppure occuparono ruoli politici di prim’ordine nella Knesset – provocarono con la violenza esodi di centinaia di migliaia di autoctoni fuori dalla loro terra, costringendoli a diventare profughi non desiderati neppure dai paesi confinanti. Storici ebrei antisionisti (Neturei Karta) raccontano della violenza sionista. Ciò che stava avvenendo in Europa (la Shoah) nei confronti di innocenti stava avvenendo in scala minore in Palestina nei confronti dei suoi proprietari.

Come è possibile che un piccolo stato come Israele tenga in scacco tutto il Medio Oriente? Forse per la deterrenza nucleare concessa loro dagli US – dato che possiede un arsenale atomico stimato attorno alle 300/400 unità, oltre a possedere aerei militari elicotteri d’attacco tra i più tecnologicamente avanzati, carri armati, armi pesanti di qualsiasi genere, armi chimico-batteriologiche, flotte navali, sommergibili a propulsione nucleare – oppure perché è la prolunga politico-militare in suddetta area strategica degli Stati Uniti d’America, i quali finanziano Israele con diversi miliardi di dollari all’anno per mantenerla viva, dato che economicamente oltre a trattare in minerali (oro diamanti e altro), avere industrie d’armi, turismo e poco altro non si sa come potrebbe reggere economicamente, anche se il declino economico mondiale bussa ormai alle porte di tutti gli stati ormai non più sovrani.

Come ha potuto vincere guerre, come quella durata un anno dalla dichiarazione della sua indipendenza nel 1948 come stato appena nato, contro i paesi arabi confinanti, e la guerra del kippur, la guerra dei 6 giorni, la brutta avventura in Libano e molte altre, dove e come ricava il suo potenziale? Lo sapete. Hanno più influenza loro (le lobby ebraiche) che non il popolo statunitense sul Congresso e la Casa Bianca.

Dove sta un confronto militare paritario tra chi è considerata una tra le più grosse potenze militari e chi non ha niente se non sassi e la propria vita atta a essere strumentalizzata nella lotta contro un gigante militare qual è Israele?

Avete dimenticato le molte stragi perpetrate nei confronti di poveracci palestinesi? Sabra e Chatila, il massacro di Kyriat Arba, i massacri condotti dai vari generali, tra cui Sharon criminale di guerra ma eletto poi primo ministro, l’operazione piombo fuso con lo sterminio di 1.400 tra bimbi, donne, pensionati e qualche terrorista, i massacri che hanno causato gli esodi negli anni 40/50 e molte altre taciute. Il confronto è tra un elefante e una formica.

Che si può dire di Gaza, carcere a cielo aperto con embargo che dura da anni e con conseguente mortalità derivata dalla mancanza di medicinali cibo e altro? Ma che diritto hanno di violentare questa povera gente? Forse perché si annidano pericolosi terroristi? Insomma fanno tabula rasa non distinguendo tra innocenti e colpevoli nel combattere una guerra impari. Hanno a disposizione il Mossad, il migliore e più spietato servizio segreto del mondo, un esercito addestrato, specialisti d’ogni genere di guerra, gli aiuti dei servizi segreti della NATO. Come è possibile che non riescano a stanare questi 1.000 gatti slegati? Forse perché non vogliono? Forse perché risolvere la questione non sarebbe utile ai loro scopi?

E intanto se ne infischiano delle risoluzioni di condanna ONU, non avendone mai rispettata una, come del resto fanno gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, ma Israele è imbattibile nel non rispettare le decisioni di tal ente sovranazionale.

Non è che gli Stati Uniti siano ostaggio di Israele, che con le sue potentissime lobby fa il bello e il cattivo tempo alla Casa Bianca? Un discorso radiofonico promosso da Radio Kol Yisrael il 3 ottobre 2001 all’interno del suo notiziario ebraico riferisce questo: Shimon Peres (ministro degli esteri) ha messo in guardia Ariel Sharon (primo ministro), il cui ostinato rifiuto di accedere alla richiesta americana di sospendere le operazioni contro i palestinesi rischia di “danneggiare gli interessi israeliani”e “metterci contro gli americani”. A questo punto, sempre secondo la radio, un furioso Sharon avrebbe replicato: “Ogni volta che facciamo qualcosa tu dici che gli americani faranno questo e quello. Voglio dirti una cosa chiara: infischiatene delle pressioni americane. Noi controlliamo l’America e l’America lo sa.” Peres e altri ministri hanno esortato Sharon (aggiunge la radio) a non dire cose del genere in pubblico perché possono provocare a Israele un disastro d’immagine.

La domanda sorge spontanea, chi comanda in America? La risposta la troverete nel libro di Maurizio Blondet (Chi comanda in America), saggio molto illuminante, nel cui libro v’è un capitolo estremamente interessante dal titolo: Hamas psichiatrico. Questo capitolo è reperibile sul web, ma sarebbe poco comprensibile se stralciato dal contesto del libro, dato che è in scaletta come uno degli ultimi capitoli. Altro saggio illuminante di Maurizio Blondet: I fanatici dell’apocalisse.

Dopo tutto questo, molto altro ci sarebbe da argomentare sulla questione israelo-palestinese, non posso esulare dal dire e affermare che la Shoah è uno dei momenti più tristi e bui della storia moderna, ma i palestinesi non hanno a che fare con tale dramma e non è giustificabile anteporre ed esporre il proprio passato (Shoah) come sorta di scudo dietro cui giustificare e proseguire con la carneficina di innocenti come l’ha subita Israele.

Dietro questa politica armata d’Israele vi sono intenti non lasciati al caso, non per nulla ogni pseudo-tentativo (pagliacciata) di processo di pace è sempre stato rigettato, da Camp David, il trattato di Oslo dopo il quale è nato il vero terrorismo di Hamas. Che dire della provocatoria passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee, e la “road map” che fine ha fatto? Casualmente dopo ogni trattato di pace nascono sempre i casus belli che lo invalidano, saranno tutti dei casi naturalmente. Movimenti irrazionali spingono persone potenti – diventati tali per il loro cinismo – a compiere azioni politiche pilotate da interessi non solo meramente economici, ma spinti da forze che hanno a che fare con un altro genere di potere, che ingloba in sé basi irrazionali fanatico-fideistiche, promosse da retaggi cultural-religiosi che si perdono nel passato di un libro misterico che parla di un popolo eletto al di sopra di tutte le razze per intercessione divina. Di un messia tanto atteso, bramato, non ancora rivelatosi, che nello sconforto d’una attesa non ancora compiuta ha mosso, muove nuove interpretazioni del compiersi della profezia incoronando Israele al messia stesso.